lunedì 12 aprile 2010

Su programma econòmicu de sa Sardigna...

La rivista Logosardigna mi ha intervistato. E' una rivista che pubblica in sardo e così l'intervista è in limba. Ma io non ho nessun merito: la traduzione dall'italiano l'hanno fatta i gentili redattori.
Il testo in sardo è qui: Logosardigna. Il testo in italiano è invece riportato qui di seguito.

Lei è stato nella precedente giunta Soru colui che ha stilato il programma economico per la Sardegna. Cosa è stato realizzato quando si è passati dalla carta ai fatti?

Nel nostro programma la prima questione da risolvere era trovare le risorse finanziare per poter operare, poiché esisteva un debito accumulato negli anni che si aggirava intorno ai 3 miliardi di euro. Quindi c’era l’esatta percezione che il bilancio era fuori controllo. Questo è il motivo per cui è nata la vertenza delle entrate in quanto, nel controllare i conti, mi sono reso conto che lo Stato da una quindicina di anni almeno conferiva alla Sardegna risorse che non erano coerenti con quanto definito dallo Statuto. Questo lavoro di revisione delle entrate è stato portato avanti in stretta collaborazione con i tecnici dell’assessorato.

Come si era giunti a tale situazione?

Per qualche ragione per anni la classe politica sarda ha monitorato in modo del tutto inadeguato il flusso delle entrate dalle compartecipazioni ai gettiti erariali. A seguito di questa distrazione si è formato un debito gigantesco. A fronte di un mancato trasferimento delle risorse statali, si aprivano infatti mutui a compensazione di quello che la situazione richiedeva, ma senza avere la piena consapevolezza di ciò che davvero mancava. Questa è stata la prima questione risolta sulla quale, direi, possiamo darci un voto molto alto. Abbiamo risolto il problema gestendo al meglio la vertenza sia tecnicamente sia politicamente. Ora la Sardegna ha entrate annuali aggiuntive nette a regime che si aggirano intorno al miliardo e 500 milioni di euro. Risorse che possono essere impegnate in piena autonomia in quanto non sono vincolate in alcun modo.

Quali altri punti del programma sono stati realizzati con il pieno dei voti?

Un altro punto essenziale del programma riguardava la costituzione di quello che viene definito “Il capitale umano”. La Sardegna soffre non tanto di carenza di strutture materiali quanto di quelle umane. Nei primi mesi di lavoro, in base a questa convinzione, è stato disegnato il programma di Master and Back, il cui obiettivo era quello di inviare circa tremila studenti a fare alta formazione in giro per l’Europa. Molto spesso la mancanza di capitale umano dipende dalla mancanza di risorse, per questo abbiamo finanziato l’offerta di capitale umano, che era e rimane drammaticamente carente in Sardegna, con un programma che consentiva anche a chi non aveva risorse finanziarie di fare alta formazione. Ricordo che quando abbiamo annunciato per la prima volta questo programma siamo stati presi per incoscienti. Alla fine invece si è dimostrato un punto a nostro favore. Io credo che questa politica valga più di mille incentivi alle imprese e più di mille o diecimila corsi di formazione professionale.

Dove invece avreste voluto fare ma non siete riusciti nell’opera?

L’altra cosa sulla quale abbiamo molto lavorato è stata la progettazione integrata, che invece è stata meno fortunata rispetto agli altri due punti che ho appena citato. Progettazione integrata che doveva proprio stimolare la domanda di capitale umano. Se si crea l’aumento di offerta, poi bisogna chiedersi in che modo questa sia assorbita. Avevamo intenzione di risolvere questo aspetto con incentivi alla progettazione integrata al fine di far cooperare le aziende fra di loro. Con la cooperazione, avevamo pensato, le imprese sarebbero riuscite meglio ad assorbire la domanda di capitale umano. Il grosso problema, infatti, sta nel fatto che la gran parte delle aziende sarde è di piccola dimensione e non può permettersi investimenti importanti. A fatica riesce ad assorbire una anche solo una persona in più, e ancor meno un laureato. Quindi, la progettazione integrata era un modo per incentivare le imprese ad aggregarsi, a lavorare insieme, a fare progettazione comune e a condividere delle spese per acquisire competenze nella formazione, ricerca, sviluppo e commercializzazione. Mi dispiace di non aver portato a conclusione questo parte del programma.

Quali sono state le principali cause?

Questa progettazione integrata ha sofferto in primo luogo dell’incertezza dei rapporti politici tra me e Soru. C’è stata fortissima convinzione fino a quando il territorio ha percepito che questa fosse una politica fortemente voluta dall’intera giunta regionale. C’è stato un fortissimo indebolimento nel momento in cui è emerso un punto di vista diverso tra me e il Presidente. Questo ha tolto velocità a un processo che comunque era complesso. Oggi se si dovesse ridisegnare questo progetto, magari restringendolo a aree specifiche e semplificandolo, sono ancora convinto che genererebbe buoni risultati.

Se avesse potuto concludere la legislatura e fosse riuscito a mandare avanti questi tre progetti, cosa avrebbe voluto fare in seguito?

Ma, avrei voluto portare innanzitutto a casa questi risultati, consolidandoli parecchio. Il Master and Back ha bisogno di molta e continua manutenzione. Poi avrei organizzato molte giornate di incontro tra imprese e giovani di Master & Back, per rinforzare il “back”, delle vere e proprie “giornate del lavoro”, con la massima visibilità tra tutti i media, poiché questo genere di iniziative vanno accompagnate con un’adeguata propaganda, in maniera tale che queste opportunità arrivino più velocemente. Avrei migliorato la progettazione integrata concentrandola territorio per territorio, in relazione alle rispettive potenzialità, per puntare a creare ricchezza.

Quali altre iniziative avrebbe intrapreso una volta ottenuto questo risultato?

Come assessorato alla programmazione, oggi, la prima cosa che farei, sarebbe mettere in piedi un meccanismo di sistematica valutazione dei risultati delle politiche pubbliche. Perché soltanto se si controlla anno per anno che cosa producono le varie politiche che vengono adottate, i vari interventi, soltanto in questo modo, si può avere la speranza di capire cosa sta funzionando e cosa non sta funzionando. E si ha l’opportunità preziosa di abbandonare quello che funziona male e e di concentrarsi su quello che funziona bene. Da questo punto di vista oggi siamo totalmente disarmati.

Dal punto di vista statutario, invece, che strumenti abbiamo oggi per controllare la nostra economia?

Io penso onestamente che siamo abbastanza indipendenti dal potere centrale. Abbiamo un bilancio di 8 miliardi di euro. Il prodotto interno lordo della Sardegna è di 30 miliardi di euro. I margini per fare bene li abbiamo già ora, a maggior ragione dopo aver chiuso bene la vertenza delle entrate. Abbiamo dati che continuano a dimostrare che abbiamo soldi e che li spendiamo male. Prima di parlare di ulteriori risorse dobbiamo guardarci allo specchio e chiederci: perché spendiamo così male? Quali lobbisti stiamo finanziando? Quali interessi particolari stiamo incentivando? Solo quando avremo messo in ordine queste cose potremmo parlare di maggiore autonomia.

Quali sono i settori strategici e quelli trainanti dell’economia sarda?

L’economia la decide in grandissima parte il mercato. Il settore principale è quello pubblico. Abbiamo una spesa pubblica in Sardegna pari a 12.000,00 euro per un prodotto interno loro pro capite intorno ai 19.000,00 euro. Questo vuol dire che la spesa pubblica è enorme. Se paragonata al prodotto interno lordo supera ampiamente il 60%. È un settore che assorbe troppe energie e fatica a riconoscere e misurare la qualità dei servizi che offre. Nel settore privato quello con evidenti maggiori potenzialità è il settore del turismo. L’altro settore che può dare un significativo contributo al reddito della Sardegna è quello agroalimentare, incredibilmente sottodimensionato rispetto alle sue potenzialità. Buone prospettive hanno anche alcuni settori ad alto valore aggiunto legati alla tecnologia e alla ricerca, ma lì più che altrove serve prima di tutto aumentare i nostri investimenti nell’alta formazione della nostra popolazione.

Con le attuali politiche di tagli alla scuola è più difficile costituire capitale umano?

I nostri ragazzi hanno un tasso di dispersione scolastica fra i più alti d’Italia nonostante noi spendiamo più di quanto si spende mediamente in Italia. I soldi vengono spesi in modo impreciso. Mi domando: da che cosa dipende la dispersione scolastica? Risposta: sappiamo ancora troppo poco perché non ci sono indagini adeguate. Dobbiamo imparare ad analizzare sistematicamente quello che facciamo. S’impara facendo e guardando i risultati. Se destiniamo i soldi a progetti senza andare a controllare l’anno successivo se funzionano, non andiamo da nessuna parte.

Dal punto di vista tecnologico, invece, come è messa la Sardegna rispetto al resto d’Italia?

La tecnologia passa per la testa delle persone, quindi per capitale umano. I paesi che hanno grande tecnologia sono i paesi che hanno il 30-40% di laureati. Tutto il resto sono sciocchezze. L’idea di spendere un sacco di soldi per finanziare a destra e a sinistra “eccellenze” di ogni tipo sono scorciatoie che non portano da nessuna parte.