giovedì 21 ottobre 2010

Ancora sulla protesta dei pastori sardi

Leggo su Internet un bell'intervento sulla questione, e mi permetto di riportarlo qui. La reazione di molti ai vari interventi apparsi ieri nei blog e in Facebook mi convincono che c'è molto interesse e però anche molto disorientamento intorno a una vicenda di cui tutti intuiscono l'importanza. Questo intervento aiuta a farsi un'idea del problema.


LA POLITICA E I PASTORI

by Emiliano Deiana on Wednesday, October 20
Ieri ho scritto una nota un pò arrabbiata su Facebook a proposito di operai, pastori, poliziotti e politici. Oggi ci torno su, per ragionare. Per cercare di far tacere alcuni Masaniello di casa nostra che soffiano sul fuoco della rivolta per puro calcolo politico, perchè sulle rivolte si costruiscono fortune politiche, perchè ragionare e dire la verità non è altrettanto semplice quanto cavalcare la tigre della rivolta. E se c'è una cosa che mi fa inorridire è la frase, detta da chi la campagna l'ha vista solo in fotografia, "siamo tutti pastori". In Sardegna siamo tutti figli del mondo agropastorale, ma i pastori sono quelli che sia alzano alle tre per andare a mungere e che non conoscono ne sabati nè domeniche, nè vacanze nè feste comandate. Gli altri, quelli che si definiscono "pastori", sono solo delle macchiette ridicole in cerca di visibilità.
Io sono fra coloro che credono che la salvezza della Sardegna passi dalla salvezza delle nostre radici che affondano nella terra zappata dai nostri padri e nonni. Io sono fra coloro che pensano che per salvare la Sardegna bisogna investire nel "ritorno" alla terra, alla campagna, ai paesi. Io sono fra coloro che pensano che per salvare la Sardegna bisogna declinare nella modernità i valori e i saperi che nascono in quel mondo delle campagne. Detto questo non sono fra coloro che dicono che la "piattaforma" (ma come parlate? Le parole sono importanti...) del Movimento dei Pastori è la "mia" piattaforma. Chi fa politica, chi si offre all'esterno manifestando pensieri e opinioni deve avere una sua opinione maturata dalla conoscenza, dal raffronto con altri comparti e avendo cura dell'interesse collettivo. Chi fa politica ha il dovere di informarsi e di conoscere, al massimo, le cose di cui parla, di cui argomenta, di cui discute. E' inutile lanciare slogan sui Social Network per aizzare le esasperazioni degli altri, per giocare con la disperazione dei molti, per crearsi un consenso di pastafrolla per puro carrierismo politico. Così come dico che il prezzo del latte è un prezzo ridicolo che penalizza i pastori così dico che all'interno del comparto e della categoria si annidano sprechi, ruberie e sperperi. E non ho paura a dire che prima di pretendere il "cambiamento" dei politici devono attuare il proprio di cambiamento in paga degli enormi sacrifici che la vita della campagna impone. Tutto si può dire, ma non si può affermare che il mondo agricolo e pastorale non sia stato "assisitito" dalla politica nazionale e regionale. Come mai allora, a un livello tanto alto di "assistenza", non è corrisposto un altrettanto fenomenale sviluppo? L'ho detta come una provocazione, ma lo penso davvero, invece di utilizzare il prossimo "premio" della Ue per acquistare il fuoristrada da 50.000 euro il pastore che abita vicino a casa mia utilizzi i soldi per mandare il figlio all'Università per formarlo e trasformare l'azienda da esclusivamente pastorale in qualcosa di nuovo (e antico) che si confronta col mondo. Oppure l'ho sentita solo io la frase, in uso nel mondo dei "contributi" pubblici, che a un finanziamento a fondo perduto del 50% per un intervento qualsiasi in campagna seguiva la perifrasi "e a me allora cosa rimane?". L'ho sentita solo io questa frase o l'hanno sentita tutti coloro che bazzicano la politica o le amministrazioni? Certo è più facile dire "siamo tutti pastori" che raccontare quello che tutti sanno. Questo significa che tutti i pastori sono così? Assolutamente no. Significa dire che anche nel mondo agricolo non è tutto oro quello che passeggia per le strade di Via Roma. L'altra debolezza, assolutamente evidente, del Movimento dei Pastori è il pensare solo a se stessi. Io capisco la disperazione, le difficoltà, le esasperazioni, i debiti, ma quella "piattaforma" è una piattaforma debolissima, che non dà nessuna risposta strutturale a nulla. Serve per spendere 200.000.000 di euro. Sapete quanti sono 200 milioni di euro? Sono la metà di quanto spendono i 377 Comuni della Sardegna in un anno. I comuni che sono il più grande "Imprenditore" della nostra isola, che danno lavoro, opere, servizi e garantiscono la qualità della vita. Sapete cosa sono gli aiuti de minimis di 15.000 euro ad azienda? Sono dei contributi a fondo perduto dati senza una finalità specifica, senza un progetto, senza una puntuale rendicontazione. E' questo il progetto per la pastorizia sarda? I Masaniello si tengano la loro "piattaforma", io ho altre idee per la testa: la filiera delle produzioni (produttore, trasformatore, venditore e consumatore), la diversificazione delle attività agricole (agriturismi, fattorie didattiche, mercati contadini, produzioni a chilometri zero, integrazione col turismo) e tante altre cose che per brevità non racconto. Qualcuno, fra i movimentisti, pensa che il problema delle giacenze di magazzino dei caseifici di pecorino romano possano essere vendute ai paesi in via di sviluppo (giuro che l'ho sentita con le mie orecchie): ve lo immaginate un bambini del Mozambico che mangia una bella fettina di pecorino romano? Dopo 30 secondi è morto, in anticipo sul suo già triste destino. Qualcuno sa che fine fa il pecorino romano sul mercato americano, ad esempio: finisce nei Fonzies, quelle schifezze al formaggio che mangiano i bambini obesi. E cosa significa questo? Significa che i pastori, se vogliono sopravvivere, non possono limitarsi a versare il latte senza essere parte di un processo virtuoso che premi le produzioni particolari ed autenticamente sarde. Ma per fare questo bisogna studiare, bisogna migliorare il capitale umano della propria famiglia. E per questo ci vuole intelligenza, prospettiva, acume. Non prosopopea, populismo e balentismo. Infine il vuoto più grande che è quello della politica. Una politica che si fa dettare le leggi (leggina, la chiamano) da un movimento che li assedia dentro il palazzo. Ma che politica è mai questa? Una politica che corregge la cifra, da 200 a 138 milioni di euro per i de minimis, e mantiene intatto l'impianto della "piattaforma". Ma ci sarà qualche politico che ha un'idea "altra" e la manifesta pubblicamente anche sotto l'assedio dei manifestanti? Ci sarà qualcuno che non liscia il pelo per il verso giusto alla folla urlante? Ci sarà qualcuno che indica con chiarezza una via alternativa a questo sfascio? Ci sarà qualcuno che non dica  "siamo tutti pastori" A me sembra la politica dei cerebrolesi, la politica del Nulla moltiplicato per zero, la politica per la politica. E i pastori taceranno ancora alla prossima promessa, torneranno tranquilli ai propri ovili. E sbraiteranno come ossessi quando si renderanno conto che quella promessa non sarà mantenuta, ancora una volta. E poi ci sono coloro che prima sostenevano la teoria che i pastori erano stati mandati da un Assessore Regionale al Porto di Olbia  per danneggiare un'Azienda e adesso sono ritornati di nuovo "tutti pastori", col Movimento dei Pastori, più movimentisti dei pastori stessi, fermi, tuttavia, e adulanti della propria meschina pelosità da creativi di retroguardia.