venerdì 22 ottobre 2010

I pastori e il "monopolio" degli industriali del latte

Il Pd ha fatto una proposta (questa è già una bella novità, di questi tempi). Propone di sostenere economicamente i pastori. Lo fa con troppa leggerezza, va detto: c'è un patto di stabilità che comunque renderebbe difficile l'operazione; c'è il fatto che per trovare i soldi bisogna necessariamente sottrarli ad altri usi che potrebbero essere più coerenti con l'obiettivo di fare cose che creano benefici per tutti e non per questa o quella categoria.*

Tuttavia, la proposta ha un elemento interessante. L'aiuto è pensato non solo come assistenza ma anche come un intervento che dovrebbe accelerare la soluzione del problema di fondo, quello del prezzo troppo basso del latte ovino.

Dice Luigi Lotto, riprendendo un tema caro a Renato Soru: "è importante che gli incentivi siano legati all'adesione alle Organizzazioni di Produttori (OP) attraverso le quali si può superare il monopolio** degli industriali del latte, dando linfa all'intero comparto".

L'idea è semplice. Questa: il prezzo del latte è basso perché i produttori di formaggio formano un cartello e sfruttano il loro potere di mercato per imporre un prezzo basso ai produttori di latte. Possono farlo perché questi ultimi sono divisi in migliaia di micro imprese. Soluzione: creare il cartello dei produttori di latte (una o due OP regionali) e tornare al tavolo della trattativa con con maggiore forza di contrattazione.

Non so se questa è una soluzione perché non conosco i numeri. Posso solo elencare quali informazioni servono per valutare seriamente la proposta.

Soprattutto questa: esistono in Italia e nel mondo posti nei quali il latte viene prodotto e nei quali il monopolio degli industriali del formaggio non esiste. Domanda: in quei posti il prezzo del latte è più alto che in Sardegna?

Se è così la proposta del Pd ha un senso: in un caso come questo il problema nasce dal fatto che gli industriali fanno troppi profitti; la creazione di una OP faciliterebbe la redistribuzione degli utili di comparto a favore dei produttori di latte, senza danneggiare la competitività del nostro formaggio nei mercati esterni.

Non so se è così. Però se così fosse, ci sarebbe anche un'altra soluzione per migliorare rapidamente il reddito dei pastori in attesa che la OP venga formata. Se i monopolisti sardi pagano il latte meno di quanto avvenga altrove, dove il monopolio non esiste, allora perché il latte sardo non viene esportato dove è pagato meglio?

La risposta a questa domanda non può che essere una delle due che seguono: primo, non ci sono luoghi nei quali il prezzo di mercato è più alto. In questo caso la proposta del Pd non aiuta.

Secondo: luoghi così esistono, ma i produttori di latte fanno fatica a raggiungerli. In questo caso nessuno vieta di dargli una mano. Abbiamo un sacco di enti pubblici che potrebbero fornire assistenza tecnica già oggi, nell'immediato.

Se altrove il prezzo del latte è più alto, aprire il canale dell'esportazione è la via più ovvia e rapida per ottenere due piccioni con una fava: aumentare il reddito dei pastori e aggirare il potere di monopolio (se esiste e se è all'origine del problema) dei produttori sardi di formaggio. Se quei mercati invece non esistono, la proposta del Pd non ci farebbe andare da nessuna parte.

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  • Sullo stesso tema segnalo una mia intervista per Rai Sardegna (il podcast è qui) all'interno di una trasmissione in cui si possono sentire cose molto interessanti, soprattutto da parte di chi lavora nelle campagne e nelle imprese di trasformazione.
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* Dalla Nuova Sardegna di oggi: "La copertura finanziarie per il 2010 proposta delle opposizioni è assicurata da uno spostamento di risorse da vari capitoli del bilancio annuale: programmazione negoziata Pia (50 milioni), incentivi alle attività turistico-ricettive (20), alle attività artigiane (20), finanziamenti agli enti locali per opere di loro interesse (20)."
** In questo articolo uso anch'io il termine "monopolio" perché di questo si parla sui giornali. Non vorrei però essere accusato -- in quanto economista -- di non saper riconoscere una situazione in cui il potere di mercato assume la forma non di "monopolio" ma di "monopsonio". Scusate la pignoleria.