venerdì 17 febbraio 2012

Essere disoccupati in Italia (e in Danimarca)
































Ecco un grafico che P. Krugman mostra ai suoi studenti di Princeton. Molto interessante. Come ho scritto in varie occasioni (anche nel commentare la cresi dell'Alcoa), perdere il lavoro in Italia è un dramma, in Danimarca no.
Il grafico mostra il valore dei benefici di varia natura ottenuti durante il periodo di disoccupazione (fino al quinto anno), come percentuale del salario che la persona avrebbe ottenuto se occupata.
Chiaro che l'Italia è un pessimo posto per restare senza lavoro. Chiaro anche che in una situazione del genere è difficile fare le profonde e frequenti trasformazioni che il mercato internazionale detta. E senza quelle trasformazioni, niente crescita, e niente lavoro.
Per crescere bisogna attrezzarsi: la società deve ridurre drasticamente il costo individuale della disoccupazione. Se non lo fa (Monti ci sta provando: speriamo bene) si autocondanna a perdere un sacco di tempo e di soldi, nel tentativo vano di contenere il disagio sociale mantenendo in vita fabbriche incapaci di creare ricchezza e lavoro. Ma se persisterà in questo errore le "prospettive economiche dei nostri nipoti" peggioreranno di giorno in giorno.