giovedì 1 marzo 2012

Qualità e merito nell'università che cambia

Senza regole adeguate, le risorse finanziarie servirebbero a poco. Punto per punto, il lavoro fatto per guardare al futuro con fiducia


Il lavoro di un delegato alla ricerca ruota in gran parte intorno a due semplici priorità: primo, trovare risorse per dare a tutti buone opportunità; secondo, adottare regole capaci di individuare e di premiare la qualità.

Il quadro nazionale nel quale ci troviamo è radicalmente cambiato. La riforma Gelmini ha dettato regole con cui è inevitabile fare i conti. Il punto essenziale mi sembra sia questo: si creerà per la prima volta una esplicita gerarchia qualitativa tra le università, e a sua volta questa gerarchia creerà le premesse per una differenziazione tra “research universitities” e “teaching universities”.

C’è dunque una partita decisiva da giocare per evitare pericolosi declassamenti. Per di più, bisogna giocarla in in una regione non particolarmente ricca e in un quadro nazionale fortemente compromesso dalla crisi economica.

Abbiamo però anche noi i nostri punti di forza. Primo, abbiamo una buona legge regionale (LR7/07) sulla ricerca scientifica, una opportunità che aree del Paese, anche molto più ricche di noi, non hanno. Secondo, esistono risorse del Fondo Sociale Europeo (FSE) attribuite alla Sardegna per finanziare la formazione di capitale umano ad ogni livello, incluso quello dell’alta formazione. E’ soprattutto in questi ambiti che abbiamo lavorato per ottenere risorse addizionali.

Iniziamo dalla LR7. Nella Consulta -- l’organo di collaborazione istituzionale previsto dalla legge -- abbiamo proposto che le risorse disponibili venissero attribuite attraverso bandi, incentivi e finanziamenti di interesse generale. La legge ha finora predisposto e chiuso quattro bandi in quattro anni di attività. Complessivamente sono stati banditi finanziamenti per 38 milioni di euro. Di questi, 20 sono stati attribuiti a progetti presentati dalla nostra università: abbiamo avuto 187 progetti finanziati (il 33,7% di quelli che abbiamo presentato) per un importo medio di circa 110.000 euro. C’è poi la premialità FIRB-PRIN-7PQ che attribuisce appunto un premio a chi ha avuto un buon giudizio in bandi nazionali e internazionali competitivi. Questa linea di intervento ha finora distribuito 5 milioni di euro, di cui tre sono andati a nostri ricercatori.
Infine, e sempre su nostra richiesta, la LR7 ha attribuito alla nostra università 7 milioni di euro come prima tranche di un finanziamento per la costruzione di alcuni importanti “core laboratories”.

Risorse importanti sono arrivate anche dai fondi europei. Queste risorse ci hanno consentito di tenere aperte le porte dell’università ai giovani talenti. Abbiamo chiesto e ottenuto 8 milioni per posti di ricercatore a tempo determinato, 2,5 milioni per assegni di ricerca, 17,5 milioni per borse di dottorato di ricerca: il tutto co-programmando con la Regione Sardegna la linea “Capitale Umano” del FSE.

Credo che queste poche e incomplete cifre bastino a mostrare che una leale e non sporadica collaborazione tra università ed ente locale è oggi essenziale per garantirci pari opportunità di successo in un contesto nazionale e internazionale via via più competitivo. Così fanno altrove (il Trentino è l’esempio più ovvio, ma la Catalogna è un altro caso ben conosciuto in Europa), così stiamo facendo noi.

Come dicevo, tuttavia, senza regole adeguate le risorse servono a poco. L’università vive della propria capacità di premiare qualità e merito. Risorse mal distribuite fanno il contrario: creano frustrazione tra i più bravi, forniscono protezione a chi non la merita.

Per questo abbiamo dato molta attenzione alle regole. I bandi della LR7 prevedono, su nostra richiesta, meccanismi di selezione ispirati agli standard internazionali della peer review con valutatori anonimi. Sappiamo che fino a oggi il meccanismo adottato ha mostrato molte pecche, e sappiamo che c’è ancora da lavorare per ottenere risultati pienamente soddisfacenti. Ma se si guarda all’opacità con cui molte risorse pubbliche venivano distribuite nel passato, si dovrebbe almeno ammettere che abbiamo fatto numerosi passi nella giusta direzione.

Un secondo esempio riguarda la distribuzione delle risorse interne per i dipartimenti e per l’ex-60%. In ambedue i casi abbiamo aumentato le dotazioni, che sono di fatto raddoppiate dal 2009 a oggi, e nel farlo abbiamo adottato poche, semplici regole per attribuirle sulla base di indicatori di qualità. Per la prima volta abbiamo applicato il criterio di “ricercatore attivo” come base di calcolo delle risorse pro-capite (il 50% del totale) da attribuire ad aree e dipartimenti, e per la prima volta abbiamo utilizzato indicatori di performance (Prin, 7PQ. livello di internazionalizzazione della produzione scientifica) per la distribuzione del restante 50%.

Molto resta ancora da fare. Per esempio, abbiamo migliorato la qualità dei dati presenti nella nostra anagrafe, ma ancora oggi la classificazione delle riviste (e più in generale delle pubblicazioni) soffre della difficoltà di adottare ranking di qualità credibili e condivisi in tutte le aree. Le aree 1-9 sono pronte e disponibili ad essere valutate sulla base di indicatori bibliometrici ampiamente accettati dalla comunità scientifica internazionale, e già da tempo sono in effetti sottoposte a questo tipo di valutazione anche nel nostro ateneo. E’ ora che sistemi simili si estendano a tutte le aree, comprese quelle -- dalla 10 alla 14 -- in cui l’obiettiva difficoltà di individuare ranking autorevoli (e dunque non manipolabili localmente) non deve trasformarsi in un alibi per rinviare continuamente la soluzione del problema.

Abbiamo di fronte a noi sfide importanti, dal VQR 2004-2010 all’incremento della quota FFO che verrà ripartita sulla base della qualità della nostra produzione scientifica. Dobbiamo fare bene e dobbiamo attrezzarci per fare meglio in futuro. Le risorse che stiamo investendo e le regole che stiamo scrivendo, e che insieme dobbiamo migliorare continuamente, permettono di guardare al futuro con fiducia.

[Da Unicanews, febbraio 2012]