martedì 5 giugno 2012

Concorsi, il passo indietro sul merito


Il Corriere della Sera di oggi pubblica un articolo di Andrea Ichino sulle nuove regole concorsuali dettate dal ministro Profumo. E' un articolo molto critico e benissimo argomentato. Soprattutto, sostiene in modo convincente che il meccanismo proposto è un gran pasticcio perché non attribuisce con chiarezza la responsabilità della scelta. E perché in questo modo rende vane, o comunque inefficaci,le sanzioni previste per chi farà scelte di bassa qualità nelle chiamate.

Se la legge Gelmini fosse stata completata con gli opportuni decreti attuativi, le modalità di reclutamento dei professori universitari avrebbero fatto un passo avanti: dipartimenti autonomi nel chiamare i professori preferiti con procedure da essi liberamente stabilite, ma vincolati a scegliere solo tra i docenti abilitati dall'Anvur (Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca) e sapendo che scelte meno felici avrebbero comportato tagli ai finanziamenti.
Un compromesso accettabile tra l'esigenza di dare agli atenei un'autonomia sottoposta a valutazione e l'esigenza di evitare gli abusi che il macchinoso sistema dei concorsi locali comunque non era riuscito a evitare. L'ipotesi ovviamente implicita in questo schema era che non tutti gli abilitati sarebbero dovuti necessariamente diventare professori a spese dello Stato, dato che le università nella loro autonomia avrebbero potuto mettere asticelle ancora più alte per le loro chiamate.
Il ministro Profumo sembra voler cambiare di nuovo le cose, probabilmente per impedire una proliferazione di abilitati che poi pretenderebbero il «posto fisso». Ma per evitare questo, bastava consentire all'Anvur di alzare essa stessa l'asticella, come giustamente vorrebbe fare tra mille opposizioni indebite, e soprattutto dare un chiaro segnale di impegno a lasciare a casa gli abilitati non chiamati da alcun ateneo. Invece di dare questo segnale, il perverso buonismo ministeriale (come si fa poi a dir di no a chi è meno capace?) prevede una nuova procedura apparentemente sensata, ma soggetta al forte rischio di ributtare il sistema nel mare degli abusi che fino ad ora ha conosciuto. Il ministro vorrebbe che prima le università scegliessero chi chiamare in base al loro budget e che poi, a scelte fatte, l'Anvur certificasse la loro bontà, con tagli ai finanziamenti degli atenei di cui l'Anvur ritenesse inadeguate le chiamate.
Apparentemente sembra un sistema ragionevole, ispirato al principio giusto secondo cui se un dipartimento sopporta le conseguenze dell'assunzione di un incapace, non sono necessari vincoli formali ex ante. Quando il c.t. della Nazionale Maldini (padre) scelse, nella sua autonomia, Maldini (figlio) tra i difensori titolari della squadra per i Mondiali, nessuno protestò perché era ovvio a tutti che quel giocatore fosse il migliore a disposizione per quel ruolo. E tutti sapevano che, senza bisogno di concorsi e controlli, Maldini (padre) aveva incentivi fortissimi a non fare scelte sbagliate: milioni di occhi in tutto il mondo lo avrebbero giudicato.
Questo tipo di incentivi sorregge il buon funzionamento dei metodi di reclutamento nei sistemi universitari di altri Paesi in cui gli atenei sono liberi di scegliere come e chi assumere, sapendo però che dovranno sopportare le conseguenze delle loro scelte, le quali saranno valutate dal mercato (ad esempio in Usa) o da un'agenzia di valutazione centralizzata (ad esempio in Gran Bretagna). Ma il diavolo, come sempre, è nei dettagli, e la nuova proposta ne ha almeno due che preoccupano. In primo luogo, poiché il ministro conosce i suoi polli, non lascia liberi i dipartimenti di scegliere i candidati con la procedura che preferiscono. Impone loro di ricorrere a commissioni di 5 docenti di cui 2 scelti dal dipartimento e tre sorteggiati entro liste predisposte dall'Anvur, tra cui un docente di università estera. Commissioni come queste sono per loro natura costituite da soggetti che non sopporteranno le conseguenze delle loro scelte. Non saranno infatti questi commissari a subire il taglio del finanziamento pubblico previsto dal ministro per l'ateneo in caso di scelta inadeguata. La legge Gelmini prevedeva il ricorso ad esterni per raccogliere pareri motivati sui candidati. Questo va benissimo e accade in tutto il mondo. Ma la scelta ultima deve ricadere su chi dovrà fare i conti con i suoi effetti e proprio per questo ha gli incentivi giusti per scegliere bene.
In secondo luogo, la certificazione ex post oltre ad essere molto onerosa per l'Anvur, che dovrebbe ricontrollare l'operato di ogni commissione locale, ripetendo un lavoro già fatto, sarà fortemente soggetta a pressioni per evitare dinieghi. Se è così difficile non assumere gli abilitati rifiutati dagli atenei, pensa davvero il ministro che sia più facile considerare inadeguati i professori già nominati come vincitori dalle nuove commissioni concorsuali? Imboccare una nuova strada serve davvero o è cambiare tutto affinché nulla cambi? La capacità del Governo di impedire che questo accada è determinante per la crescita perché essa si fonda anche sulla qualità del sistema universitario.
Andrea Ichino