mercoledì 2 gennaio 2013

A CAGLIARI LA SPESA E' SENZA FONDO

Tutta la politica sarda si preoccupa di entrate (ne vogliono sempre di più) e fa finta di non vedere l'enorme problema di una spesa pubblica sprecona e invadente. Questo articolo di Maugeri (Il Sole 24 Ore, 2 gennaio 2013) mette in fila dati che fanno paura, quando si tirano le somme. Chi avrà il coraggio di parlare del problema della spesa, in campagna elettorale? O di nuovo tutti contro lo Stato centrale per rivendicare più entrate?

Più che uno stato nello Stato, la Sardegna è un superstato annegato nell'Italia del federalismo per caso. Le regole non ci sono, e se ci sono si ignorano o si cambiano. Nessuna sanzione, nessuna scadenza e nessuna sentenza avversa neppure per le nove società partecipate dalla Regione in eterna liquidazione (la Sigma Invest è in attesa di sbaraccare da otto anni, la Hydrocontrol da cinque).
Paradossale il caso della Fluorsid Spa, che ha generato due società possedute al 100% della Regione (la nuova mineraria Silius e la Fluorite Silius) entrambe in liquidazione ma mai liquidate.
Nel frattempo, e ci mancherebbe, si nominano commissari liquidatori, si assume personale e si distribuiscono appalti con la complicità del vertice regionale che seraficamente ripiana i debiti anno dopo anno. Se ci si stupisce, i consiglieri regionali rinchiusi nel bunker tutto cemento e vetro brunito affacciato sul bellissimo water front di via Roma, rispondono sorridendo: «Qui non esistono termini perentori, ma solo ordinatori». In realtà, non esistono né gli uni né gli altri. La Sardegna (neppure 1,6 milioni di abitanti) è uno stato irizzato in cui, come segnala diligentemente la Corte dei conti, la Regione si occupa di attività che definire diversificate è poco, estendendosi - riportiamo testualmente - «alla ricerca applicata, alla gestione aeroportuale, alle attività industriali del ciclo del fluoro, al ripristino ambientale, alla lirica, al teatro, al servizio agrometeorologico, all'attività mineraria, allo sviluppo dei progetti farmaceutici, etc, etc».
Ed è quella sequenza di eccetera che qualche apprensione la genera, dato che la Regione Sardegna, con quello straordinario fiuto per gli affari che la contraddistingue, a un certo punto ha cominciato a gestire pure i mattatoi. Mattatoi di leggi e regolamenti. Qui impera la spesa pubblica che da anni non si schioda dal 65% sul Pil. Gli 80 consiglieri regionali, che come in Sicilia ostentano il titolo di onorevoli, per togliersi d'impiccio hanno pensato bene di istituire una commissione d'inchiesta - unica in Italia e probabilmente in Occidente - «sulla mancata applicazione delle leggi regionali». Un'ammissione di colpevolezza dissimulata da nobili intenzioni. Come nella migliore tradizione, sei mesi di vita alla commissione presieduta dal combattivo Luciano Uras, non sono bastati, e già si va di proroga in proroga. Il lavoro è imponente, e tra i suoi obiettivi c'è quello di mettere fine alla «confusione normativa originata dalla coesistenza di disposizioni uguali regolatrici della medesima materia».
Ci si sarebbe potuti concentrare solo su un punto, che in verità la commissione menziona, e cioè «monitoraggio dell'efficacia delle disposizioni legislative», come predica da quando fu assessore al Bilancio della giunta Soru l'economista Francesco Pigliaru: «Sono soldi ben spesi?», si chiede Pigliaru citando gli studi di Alberto Martini sulla misurazione e l'impatto delle politiche pubbliche. La Sardegna, in linea con il resto del Paese, su un argomento cruciale come questo è all'anno zero. L'inefficienza dei regioburocrati non è che una conseguenza dell'incapacità di adottare un modello scientifico che, come accade in Germania e Stati Uniti, certifichi se una determinata legge ha prodotto o no i risultati auspicati. La domanda di Pigliaru dunque è retorica. Sono soldi spesi male, malissimo. E il disegno di legge bipartisan sponsorizzato dal professore di Economia per istituire in seno al consiglio (e non alla giunta) una task force di economisti e statistici che valuti ex post l'efficacia delle leggi di spesa, giace tra le montagne di carta che intasano l'assemblea.
Per valutare la qualità della spesa pubblica ci si può rifare alla partita doppia tenuta da giudici contabili. Proviamo a fare un quiz. Quanti sono i dipendenti della Regione Sardegna in servizio al 2011? 4.109. Un dato che da solo la pone in testa alle Regioni a statuto speciale, esclusa la Sicilia, per incremento di personale nel triennio 2008-2010. Di solito le analisi si fermano qui. E invece è solo l'inizio. La dotazione degli enti strumentali (ex Istituto case popolari, gli enti di diritto allo studio e le tre agenzie agricole, Agris, Argea, Laore) assomma a 2.863, di cui 113 dirigenti. Il costo totale del personale degli enti strumentali è lievitato in un solo anno, dal 2010 al 2011, del 63 per cento. Ed erano (sono) anni di crisi. Dovrebbe finire qui, ma spesso si dimentica che l'ente forestale della Sardegna ha più dipendenti dell'amministrazione regionale: 4.697 a tempo indeterminato, più 1.849 operai a scadenza. In coda ci sono le 29 società in house con 3.751 dipendenti e 284 a tempo parziale con 36 dirigenti, per un esercito di 17.555 dipendenti, senza tener conto dei Cocopro che germogliano ovunque e dell'arcipelago sanitario (Arpas, Asl, etc).
Solo le 19 partecipate possedute al 100% dalla Regione nel 2011 hanno ricevuto erogazioni per oltre 200 milioni. Caustica la Corte dei conti: «Non può che destare sconcerto il fatto che da un lato si dispone il divieto di finanziamento delle perdite d'esercizio, dall'altro continuano ad autorizzarsi consistenti assegnazioni finanziarie per coperture di perdite in società interamente partecipate».
Il resto fa parte del balletto della politica. Una squadra di assessori assoggettata in tre anni a tre giri di valzer, con l'assessore al Personale, l'ex presidente della Regione e democristiano Mariolino Floris (classe 1937, in consiglio dal 1974), ora leader di una sua formazione politica, rinviato a giudizio per peculato insieme con l'assessore all'Agricoltura, Oscar Cherchi. Il predecessore di Floris era Maria Paola Corona, Ketty per gli amici, figlia del notissimo massone Armando, infaticabile imprenditrice immobiliare e curatrice di una collana di libri di cucina, ora dirottata al vertice di Sardegna Ricerche, in passato presieduto dal Nobel Carlo Rubbia. Inquisito anche il governatore Cappellacci (con Denis Verdini, Marcello Dell'Utri e Flavio Carboni) per la nomina pilotata del direttore dell'Arpa Sardegna, Ignazio Farris e il business dei parchi eolici.
Ma i politici sardi, quando vogliono, sanno essere creativi. E per non essere intralciati da tecnocrati riottosi, prima hanno promosso dirigenti sul campo (dunque senza concorso) una trentina di funzionari, poi hanno richiamato in servizio i vecchi dirigenti in pensione con contratti rinnovabili di 12 mesi. «Un modo per renderli ancor più malleabili», dice Tiziana Zucca, segretaria del sindacato isolano dei dirigenti. Una duttilità ripagata con il 40% in più dei loro omologhi in servizio, oltre naturalmente alla pensione. Così Adamo Pili è stato dichiarato abile e arruolato alla direzione centrale dell'Agenzia Sardegna promozione. E Marilinda Carta strappata alla quiescenza per servire alla direzione generale Enti locali. Ci sono pure le corsie preferenziali per gli amici del governatore. L'ingegner Gabriele Asunis, dirigente ed ex assessore tecnico all'Urbanistica, coinvolto con Cappellacci nell'affare eolico, è stato paracadutato con un contratto blindato di cinque anni alla direzione della "Programmazione unitaria", che si somma allo storico ufficio alla programmazione.
Il momento è grave, e l'astuzia dei settantenni può rivelarsi preziosa. Il rito sardo ha spianato la strada a Efisio Floris, classe 1940, cugino dell'assessore regionale Mariolino, prorogato di sei mesi in sei mesi dal 2010 con il ruolo di commissario straordinario di Agris, l'agenzia di ricerca agricola. Nel giro di un anno i dipendenti di Agris sono passati da 563 a 930. Vana l'attesa che si nominasse un direttore generale "con procedura a evidenza pubblica" e, a differenza di Floris, competente in materia. Mattatoio Sardegna non vìola mai il suo codice non scritto.
Mariano Maugeri, Il Sole 24 Ore, 2 gennaio 2013