mercoledì 9 gennaio 2013

PATTO PDL-LEGA: LE PAURE DEL MERIDIONE

[da La Nuova Sardegna, 9 gennaio 2013, pp 1-15]  

Anche se non è facile, proviamo a prendere sul serio i contenuti dell'annunciato accordo tra Pdl e Lega Nord. Al centro c'è un punto che se realizzato avrà conseguenze importanti. Lo ha sbandierato con grande enfasi Maroni: se la loro coalizione vincerà le elezioni, il 75 per cento del gettito fiscale lombardo rimarrà nelle regione. Bandierine politiche a parte, vediamo cosa implica questa modifica del rapporto Stato-Regione Lombardia per tutti gli altri cittadini italiani.


Per capirlo, bastano poche cifre prese da uno studio recente della Banca d'Italia. In ogni regione i cittadini pagano le tasse e ricevono in cambio servizi finanziati con soldi pubblici. In Lombardia in media ogni cittadino dà allo Stato circa 15 mila euro ogni anno e riceve servizi per un valore pari a 10 mila euro. C'è chiaramente uno scompenso tra il dare e l'avere. Questo scompenso si chiama "residuo fiscale". Se lo moltiplichiamo per la popolazione lombarda otteniamo la cifra complessiva che migra dalla Lombardia verso lo Stato centrale: si tratta di qualcosa come 45 miliardi di euro all'anno, il 3% dell'intero prodotto interno lordo italiano. 



Senza confronti adeguati, queste cifre dicono poco. Allora mettiamola così. Ogni cittadino lombardo finanzia attività che si svolgono altrove per una cifra pari a quasi cinquemila euro all’anno. Nessun altro cittadino italiano è così "generoso". Gli emiliani, che sono i secondi in questa particolare classifica, forniscono un contributo pro-capite pari appena alla metà di quello lombardo. Tra le restanti 18 regioni, solo altre quattro ricevono dallo Stato meno di quanto danno attraverso la fiscalità. Per tutte le altre vale il contrario (la Sicilia per esempio ottiene 1,4 euro per ogni euro versato). Il contributo dei cittadini lombardi alle finanze nazionali è dunque un caso del tutto particolare.

Ora veniamo all'accordo tra Maroni e Berlusconi, quello secondo cui il 75% del gettito fiscale rimarrà in Lombardia. Cosa cambia rispetto alla situazione attuale? Oggi ciò che resta nella regione, in una forma o nell'altra (pensioni, sanità, scuola, più tutto ciò che è finanziato con soldi pubblici gestiti da bilanci regionali, provinciali o statali), è pari al 68% del gettito fiscale riscosso nel territorio. Nessun'altra regione ha un indice così basso: Veneto ed Emilia sono all'81%, il Piemonte all'89%, le altre hanno indici ancora più alti. Passare dal 68% al 75% significa aumentare di 10 miliardi di euro la spesa pubblica in Lombardia, e ridurre di colpo del 10% il totale dei trasferimenti netti delle Regioni "virtuose" a favore dello Stato centrale. 


Come sempre, questo decremento non colpirebbe tutti nello stesso modo. Le più esposte sono le regioni più deboli, quelle meridionali. Date le disastrose condizioni in cui si trovano alcune di loro, enormi risorse finanziarie si trasferiscono, da decenni, da nord a sud per garantire ai cittadini italiani condizioni di vita decenti ovunque vivano. Nei dati della Banca d'Italia questo trasferimento può essere stimato in qualcosa come 55 miliardi di euro all'anno, con la conseguenza che, in media, nelle regioni meridionali la spesa pubblica supera del 45% le entrate fiscali. E' dunque facile immaginare che la regola del 75% proposta da Maroni avrebbe il principale impatto su risorse che fino a oggi il Mezzogiorno ha avuto a propria disposizione. 


Alla fine, infatti, tutti i numeri che ho citato fin qui rivelano una cosa piuttosto semplice. Al netto delle sciocchezze dette e che si diranno nelle prossime settimane, riemerge con forza il solito punto di vista della Lega sul problema della bassissima produttività delle regioni meridionali. Questo: con i soldi non abbiamo risolto granché; quei soldi ora ce li riprendiamo e d'ora in poi ognuno sia responsabile del proprio destino. Berlusconi cercherà di nascondere questa semplice verità, ma così stanno le cose ed è bene che gli elettori lo sappiano. 


E gli altri partiti, le altre coalizioni cosa dicono del grave ritardo del meridione? Un rapido giro nelle varie proposte programmatiche, Agenda Monti inclusa, rivela una quasi completa assenza di idee sul principale problema economico del Paese. Più soldi o meno soldi per il Mezzogiorno? Federalismo fiscale sì o no? Politiche più decentrate o meno decentrate? L'impressione è che si evitino le domande per nascondere l'assenza di risposte chiare. Ma chi si candida al governo del Paese non è credibile se non affronta questo tema cruciale. Speriamo che le prossime settimane ci portino notizie migliori sulle proposte in campo per risollevare le sorti economiche del sud, e dunque dell'Italia.