venerdì 29 marzo 2013

BANCO, I SARDI E GLI INTERESSI DEI POLITICI

[Da La Nuova Sardegna, 29 marzo 2013. La parte in neretto è saltata nell'impaginazione del quotidiano. La includo qui per completezza.]

Se aveste 350 milioni di euro investiti in azioni che da un po’ di tempo vi danno rendimenti vicini allo zero, li terreste lì o valutereste soluzioni alternative? Nel pensarci, tenete conto che con quella cifra anche rendimenti non particolarmente alti porterebbero milioni in più ogni anno nelle vostre casse.
Forse non sembra, ma stiamo parlando della vicenda Fondazione Banco di Sardegna, nomine politiche incluse.
Quei 350 milioni sono il valore che il bilancio della Fondazione attribuisce alla propria partecipazione nel capitale del Banco di Sardegna. La Fondazione ne detiene il 49%, l’altro 51% è in mano alla Bper. Tutto ruota intorno a questa partecipazione. In sua assenza gli interessi politici verso la Fondazione sarebbero probabilmente più tiepidi: è grazie a quel 49% che chi controlla la Fondazione può nominare una parte degli amministratori che siedono nel CdA del Banco, che a loro volta nominano coloro che fanno parte del CdA della Banca di Sassari.
Al di là delle opinioni, questi sono dunque i fatti. Primo, quella partecipazione ha un costo misurabile: corrisponde al mancato guadagno da impieghi alternativi meglio remunerati. Secondo, quel costo è pubblico, non privato: se la Fondazione avesse in cassa un certo numero di milioni in più all’anno potrebbe svolgere meglio la sua vera missione, il suo “core business”, finanziando ulteriori investimenti a favore dello sviluppo e del benessere del territorio.
Vale la pena di pagarlo quel costo? Ci sono benefici tali da giustificare quel sacrificio? Per i politici abbiamo detto: tenere un piede dentro il Banco gli dà la possibilità di svolgere  un ruolo importante nella gestione del credito. Nella gestione, sottolineo: qualcosa che va ben oltre il ruolo di indirizzo, di controllo, di regolamentazione che la politica esercita doverosamente in tutto il mondo in tema di credito.
Ma ci sono benefici anche per il resto dei cittadini?

Silvio Lai, segretario regionale del Pd, ha il merito di aver affrontato esplicitamente questo punto. Lai sostiene che il 49% in mano alla Fondazione fa sì che il Banco impieghi gran parte del risparmio raccolto in regione a favore delle imprese e delle famiglie sarde. Se non ci fosse quel 49%, suggerisce Lai, molti dei soldi risparmiati dai sardi finirebbero altrove, verso mercati più remunerativi.
Insomma, il “sacrificio” della Fondazione si trasformerebbe in un beneficio indiretto per tutti, un mercato del credito migliore per famiglie e imprese della Sardegna.
Opinione legittima. Ma i numeri cosa dicono? Rispetto al Mezzogiorno, la Sardegna ha di norma una posizione privilegiata: ha indici di benessere e di produttività più alti, non soffre di gravi fenomeni di criminalità organizzata, e così via. Ma quando si tratta del credito questa nostra diversità positiva fa fatica a emergere. Nei dati della Banca d’Italia i tassi di interesse per imprese e famiglie sarde non si scostano granché da quelli di altre regioni del sud (sono più alti in Calabria e più bassi in Puglia, per esempio); rispetto alla media del Mezzogiorno la Sardegna ha un migliore rapporto tra impieghi e depositi, ma la Sicilia fa meglio di noi; tra il giugno 2011 e il giugno 2012 i prestiti alle imprese sarde si sono contratti del 5,5%, in Puglia solo dell’1,6%; ancora, in Sardegna c’è meno concorrenza che altrove: l’indice di concentrazione del mercato del credito è superiore a quello medio nazionale.
Dal punto di vista della collettività, dunque, quel 49% ha costi chiari e benefici incerti.
La Fondazione ha di fronte a sé una precisa scelta strategica. Può decidere di dismettere la partecipazione al capitale del Banco in tutto o in parte, in tempi e modi tali da garantirsi un buon risultato patrimoniale per perseguire meglio la propria missione principale, che non è la gestione del credito. Oppure può continuare a tenere ferma la partecipazione pagando il costo di cui abbiamo detto. In questo secondo caso dovrebbe contestualmente dimostrare quali benefici chiari e misurabili quella scelta crea per famiglie e imprese sarde. Numeri che, come ho mostrato, non è facile trovare ma che la Fondazione, avendoli, può facilmente rendere pubblici.
Prima di decidere chi saranno i prossimi presidenti di Fondazione e Banco, sarebbe bene discutere dati alla mano le opzioni strategiche in campo e i vantaggi e i costi di ognuna di esse. Tutte scelte legittime, purché siano spiegate con chiarezza agli stakeholders, cioè a tutti noi.