venerdì 20 settembre 2013

IMPEGNO CONDIVISO: LA TRASPARENZA

Tutti gli attuali candidati alla presidenza della Regione hanno risposto alla nostra richiesta di assumere due semplici, concreti impegni per affrontare uno dei principali problemi dell’economia sarda: l’insufficiente qualità della nostra costosissima azione pubblica a sostegno dello sviluppo.
Troppo spesso le campagne elettorali diventano la noiosa e irritante cronaca di piccole o grandi alleanze di potere che cambiano su base giornaliera o settimanale, per motivi spesso incomprensibili ai più. Marcare stretto i candidati, chiedergli pubblicamente prese di posizione su cose concrete, su temi cruciali che magari avrebbero preferito evitare, è un modo per aiutare la politica a migliorarsi. E comunque aiuta noi a capire chi sarà un buon presidente.
La lettura delle risposte pubblicate dalla Nuova Sardegna fornisce infatti materiale prezioso a chi desideri fare una scelta consapevole. Le differenze ci sono e si vedono bene: i nostri lettori possono ora valutare se gli impegni annunciati dai singoli candidati sono concreti o generici, precisi o sfuggenti.
Comunque la pensiate, rimane il fatto che almeno un impegno di massima è stato assunto da tutti. Per esempio, l'impegno a mettere al centro dell'azione del prossimo governo iniziative che consentano finalmente di sapere come la Regione spende i nostri soldi e con quali risultati.

Lo chiede anche l'Europa, finalmente
Questo è un aspetto essenziale. Ci sono politiche finanziate con centinaia di milioni di euro di cui non sappiamo nulla, di cui spesso non esiste nemmeno un banale “monitoraggio” della spesa. Ma se anche esistesse, ci direbbe pochissimo sui reali effetti di quelle politiche. Una seria “valutazione degli effetti delle politiche”, su cui abbiamo chiesto ai candidati di impegnarsi, infatti fa molto di più. Per capirlo basta prendere in mano il recente lavoro della Commissione Europea che analizza gli interventi a favore delle imprese. I dati ottenuti dal semplice monitoraggio delle politiche adottate rivelano che le imprese che hanno ricevuto soldi pubblici hanno assunto un sacco di persone. E’ il sintomo di un grande successo? No. Applicando una valutazione rigorosa (“controfattuale”, come si dice in gergo tecnico) si scopre che quei dati significano poco: su 100 nuovi posti di lavoro creati dalle imprese finanziate, 80 sarebbero nati comunque, senza spendere un euro di soldi pubblici.
Senza una valutazione rigorosa, dunque, è difficile capire cosa funziona e cosa non funziona, e non si è in grado di individuare quali interventi vanno cancellati e quali invece devono essere confermati e rinforzati.

Le buone istituzioni si organizzano per imparare dall'esperienza
In una parola, le politiche migliorano quando si è in grado di imparare dall’esperienza. Ma per imparare bisogna essere organizzati. Il percorso inizia creando meccanismi istituzionali capaci di rendere sistematica la valutazione degli effetti delle politiche. Per fortuna non partiamo da zero. Ci sono decine di esempi internazionali a cui ispirarsi e ai quali si sono infatti già ispirate alcune regioni italiane del Centro-Nord. Queste regioni hanno modificato statuti e regolamenti delle Assemblee Legislative per adeguarsi alle esperienze che hanno dimostrato di funzionare.
Non partiamo da zero anche per un altro motivo: da un paio di anni una proposta analoga di modifica del regolamento consiliare, definita in ogni dettaglio, si aggira nei corridoi del Consiglio Regionale sardo, ma dove sia finita nessuno lo sa e colpevolmente nessuno sembra interessarsene, a destra come a sinistra. Sarebbe bene che i candidati alla presidenza trovassero il modo di dargli un’occhiata, se non altro per avere un punto ben definito da cui partire per trasformare rapidamente in una proposta concreta l’impegno di massima che hanno preso pubblicamente di fronte agli elettori.

Chi ha paura dei costi standard?
Il secondo impegno che abbiamo richiesto è che la Sardegna partecipi alla stima dei costi e dei fabbisogni standard che da tempo è in corso per tutte le regioni a statuto ordinario a cura di Sose S.p.A.  Si noti bene: abbiamo chiesto di partecipare alla stima dei costi, non ai meccanismi di ripartizione che sulla base di quelle stime Stato e Regioni ordinarie effettueranno. E’ o no utile sapere se esistono servizi per i quali spendiamo più di territori analoghi al nostro, ottenendo però risultati peggiori? O se ci sono servizi nei quali siamo tra i più virtuosi d’Italia? E’ o no essenziale avere queste informazioni per aiutare i decisori pubblici a usare meglio le nostre sempre più scarse risorse, per evitare odiosi tagli lineari e colpire invece con precisione gli sprechi che quei dati riveleranno?
La richiesta di impegnarsi anche su questo tema ha creato qualche evidente tentennamento in alcuni candidati. Qualcuno di loro dà persino la netta impressione di ritenere che i “costi standard” siano materiale pericoloso, roba da cui è bene stare lontani. Si rassegni: senza confronti sistematici con le spese e con i risultati delle altre regioni, migliorare le cose in casa nostra sarà una missione impossibile.