giovedì 17 ottobre 2013

ALITALIA: AIUTI DI STATO, INUTILE SPRECO

              ... se ci regalate qualche altro miliardo.
Dunque per governo Letta l’intervento delle Poste Italiane a sostegno di Alitalia non sarebbe un “aiuto di Stato”. Bene, continuiamo così, facciamoci ridere dietro da tutta l’Europa. Le Poste Italiane sono una società per azioni sotto il totale controllo del Ministero dell’Economia, guidata da un management scelto non dal mercato ma dalla politica. Un management che di trasporto aereo sa presumibilmente nulla e che alla politica deve rispondere per salvaguardare i propri privilegi (per i dettagli rimando all’articolo di Roberto Perotti su www.laVoce.info).
La politica chiede e le Poste rispondono, dunque. Al volo, verrebbe da dire. E lo fa senza nemmeno degnarsi di produrre un piano industriale per giustificare l’intervento.
 Ha scritto il Financial Times: “La logica industriale alla base di questo matrimonio è sconcertante. Non ci sono evidenti sinergie tra una compagnia aerea e un’azienda che si occupa di posta. Dal momento che Poste Italiane è di proprietà del governo, il piano puzza di aiuti di Stato. Né l'affare inietterà know how che potrebbe aiutare Alitalia a decollare”.

Aiuto di Stato è quella cosa che...
Non so chi siano i consulenti del governo italiano in questa vicenda, e su quali basi possano sostenere che qui gli aiuti di Stato non c’entrano nulla. Eppure, “aiuto di Stato” non è un concetto troppo difficile da capire. Un modo semplice è basarsi sui testi delle numerose decisioni prese in casi analoghi dalla Commissione Europea. Facendo così si scopre facilmente, per esempio, che per l’Europa non c’è aiuto di Stato se la decisione del settore pubblico di intervenire a favore di una certa impresa è analoga alla decisione che prenderebbe “un investitore operante in economia di mercato”.
Il problema è in gran parte qui. Quando esiste un piano industriale serio, capace di dimostrare che un certo intervento, anche molto costoso, è però indispensabile per aiutare un’impresa in crisi a rimettersi in piedi e a generare utili futuri, allora quell’intervento risponde a una logica di mercato e non rappresenta un aiuto di Stato: i soldi che si investono oggi saranno restituiti con i dovuti interessi in un prossimo futuro.
Ma nel caso Alitalia, come abbiamo visto, non c’è neanche lo straccio di piano industriale, figuriamoci poi un piano capace di dimostrare l’esistenza di uno scenario futuro positivo. Semmai ci sono i fatti, quelli del recente passato. Basta dargli un’occhiata per convincersi che il caso ricade tra quelli che per la Commissione Europea si sono caratterizzati per la ripetuta necessità di coprire ingenti perdite, senza che ciò abbia determinato alcun miglioramento della situazione economica dell’impresa. I miliardi bruciati nel precedente, fallitissimo tentativo di salvataggio voluto da Berlusconi, sono lì a dimostrarlo. E in casi come questi - sostiene saggiamente la Commissione Europea - “sembra molto improbabile che un investitore operante in economia di mercato impegnerebbe ancora altri fondi”.
 Le Poste infatti stanno intervenendo perché a questo punto, dopo i disastri fatti dai “capitani coraggiosi” e da una politica affezionata a un assurda e confusa idea di “italianità”, non si trova più un “investitore operante in economia di mercato” pronto a metterci soldi propri. E quando la logica di mercato sconsiglia l’investimento ciò che rimane è aiuto di Stato, con buona pace per le imbarazzate dichiarazioni del governo Letta.

Gli aiuti di Stato sono nostri nemici
Gli aiuti di Stato non dovrebbero lasciarci indifferenti perché sprecano i nostri soldi. L’enorme debito pubblico che rende sempre più difficile trovare risorse per la crescita è fatto anche di questi sprechi. Le frasi citate tra virgolette in questo articolo sono prese dalla Decisione con la quale la Commissione Europea ha condannato come aiuti di Stato gli interventi della Regione Sardegna a favore di alcune attività minerarie. Chi ci governa, al centro come in periferia, sembra mosso dal medesimo istinto: usare soldi del contribuente per combattere il futuro. Ma come ha detto Jeff Bezos, non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre.
 Tutto ciò che possiamo fare, quando si tratta del nostro futuro, è cercare di gestirlo. Per esempio, spendendo i soldi della collettività per proteggere i lavoratori disoccupati e non per tenere in piedi imprese ormai solo capaci di bruciare risorse preziose di tutti.
[Da La Nuova Sardegna, 17 ottobre 2013, pp. 1-11]