giovedì 24 ottobre 2013

LA RIDUZIONE DELL'IRAP: UN PRIMO PASSO GIUSTO

La riduzione dell’Irap di cui parlano le cronache di questi giorni è roba seria, molto più seria dei balletti politici che si svolgono intorno alla vicenda, animati dalla solita ricerca di visibilità mediatica in tempi elettorali.
E’ roba seria, innanzitutto, per come è nata. Per una volta la politica regionale ha trovato il modo di confrontarsi su una proposta concreta e di superare le tradizionali logiche di schieramento. Così, una proposta nata dal gruppo Pd in Consiglio regionale è stata fatta propria dai partiti di centro-destra e dal loro governo.

Finalmente: si tagliano gli sprechi della spesa per ridurre le tasse
E’ roba seria anche e soprattutto nel merito. Il taglio dell’Irap rappresenta un primo passo verso l’attuazione di una vera “fiscalità di vantaggio”, cioè di un sistema attraverso il quale far pagare meno tasse alle imprese che operano nel nostro territorio.
La normativa europea guarda con antico sospetto questo tipo di sconti fiscali perché ritiene che possano generare una sorta di concorrenza sleale. Questo sospetto tende però a dissolversi se il territorio è disposto a finanziare lo sconto fiscale con risorse proprie, senza far ricorso ad aiuti esterni. Questo è esattamente ciò che la Sardegna intende fare e questa è, a ben guardare, la principale novità che ci regala la vicenda Irap. E’ infatti la prima volta che la politica regionale si dimostra in grado di prendere atto di una semplice e ben documentata verità, questa: l’economia trae maggiori vantaggi da sconti fiscali a favore del settore produttivo che da continui aumenti di spesa del settore pubblico.
Non è davvero un cambiamento da poco. In Sardegna la spesa pubblica è arrivata a un livello impressionante, pari a circa il 70% del prodotto interno lordo: una cosa incompatibile con una economia di mercato. La neonata disponibilità a finanziare la riduzione del peso fiscale con un taglio alla spesa di 200 milioni e più milioni rappresenta una occasione d’oro per ridimensionare l’enorme area dell’economia assistita presente nella nostra regione.
Ma naturalmente l’effetto principale che ci aspettiamo dalla manovra sull’Irap è quello più diretto, creato dalle minori tasse che le imprese dovranno pagare. Siccome l’Italia è circa il campione mondiale della pressione fiscale, ogni iniziativa capace di ridurre questo enorme vincolo alla crescita deve essere salutato con soddisfazione.

L'esempio incoraggiante delle aree depresse inglesi
Detto che la direzione presa è quella giusta, rimane da capire quale può essere l’ordine di grandezza dell’effetto positivo che ci aspettiamo di vedere sull’economia. In generale, sappiamo che ridurre le tasse sull’attività delle imprese ha un buon impatto sul sistema economico, un impatto comunque maggiore di quello che si avrebbe agendo sul lato dei consumi delle famiglie.
Più nello specifico, indizi incoraggianti arrivano da studi che hanno valutato vvari interventi a favore di imprese localizzate in aree depresse, in Europa e altrove. In Inghilterra, per esempio, alcuni generosi sussidi pubblici agli investimenti delle imprese manifatturiere localizzate in quelle aree hanno avuto buoni risultati che possono essere elencati rapidamente. Primo, c’è stato un impatto decisamente positivo sul tasso di occupazione. Secondo, e questo è una dato molto interessante, la crescita dell’occupazione non è andata a discapito delle imprese localizzate all’esterno di quelle aree: i nuovi lavoratori sono infatti arrivati dalle file dei disoccupati. Terzo, la crescita dell’occupazione è dovuta più alla migliorata performance delle imprese già esistenti nel territorio che all’entrata di nuove imprese dall’esterno. Quarto, sono soprattutto le piccole imprese a trarre beneficio da questo tipo di sostegno pubblico.
Una riduzione dell’Irap premia le imprese più virtuose, stimola gli investimenti e riduce il costo del lavoro. Ci sono gli elementi per attendersi risultati analoghi.

Pd, alla larga dalle avventure extradoganali
Naturalmente, non basta un po’ di Irap in meno per cambiare i nostri destini economici. Altri interventi sono urgenti e dovrebbero riguardare la burocrazia (altro grande ostacolo allo sviluppo) e l’istruzione (senza la quale rimarremo sempre ai margini del mondo, Irap o non Irap). Cappellacci va da tutt’altra parte, verso pericolose avventure extradoganali. Su questo l’opposizione abbia il coraggio di lasciarlo al suo destino. Nel frattempo, ci faccia conoscere quali progetti ha in mente per migliorare la qualità dell’istruzione e l’efficienza della burocrazia regionale.


[Da La Nuova Sardegna, 24 ottobre 2013, pp. 1-5]