>>> Dossier Banco di Sardegna

In questa pagina trovate i link ai principali articoli sulla vicenda delle nomine politiche agli incarichi di vertice della Fondazione Banco di sardegna e al Banco di Sardegna.

Più che nomine politiche, nomine partitiche: l'attore è solo il Pd, anzi una parte del Pd.

Dopo la vicenda Monte dei Paschi il Pd nazionale sembra finalmente aver capito che i partiti devono smetterla di stare dentro Fondazioni e banche. La politica può occuparsi di credito, ovviamente. Ma deve farlo dal terreno che gli è proprio, non quello della gestione diretta. Può per esempio finanziare consorzi fidi che favoriscano l'accesso al credito delle piccole imprese, può favorire politiche di microcredito, di prestiti d'onore, può fare un sacco di cose. Non può pensare di gestire direttamente il credito.

Né può pensare che presidente di una Fondazione possa essere un membro, per quanto autorevole, di partito.  La Fondazione deve lavorare per l'intero territorio e per questo ci vuole una personalità che garantisca una visione non di parte; in più, la partecipazione azionaria della Fondazione al capitale del Banco è un canale attraverso il quale la politica può continuare ad esercitare una influenza impropria sulla gestione del credito, e quindi è bene che questo canale sia chiuso all'origine, appunto con una nomina appropriata del presidente della Fondazione.

Prima di elencare gli articoli sulla situazione attuale, segnalo una intervista di Luigi Guiso alla Nuova Sardegna il 10 giugno 2012, che serve a dare un quadro generale del problema Fondazioni-banche:
L'articolo recente da cui conviene partire è quello di Segni e Parisi. Dà il quadro generale del problema e fa notare che un recente accordo parasociale sottoscritto tra Fondazione e Banco ha alcune caratteristiche che sembrano favorire il socio di maggioranza del Banco, la Bper, ma non sembrano dare alcun vantaggio alla Fondazione stessa. E' un punto molto importante, soprattutto in presenza di insistenti voci che parlano di un passaggio del presidente della Fondazione alla presidenza del Banco. L'articolo è qui:
Ancora oggi la Fondazione non ha ritenuto di rispondere pubblicamente alle importanti domande di Segni e Parisi.

Dopo questo articolo ci sono state molte prese di posizione e molte descrizioni giornalistiche del diffuso disagio che la notizia su nomine apparentemente già decise in stanze chiuse ha creato nella base del Pd, e più in generale in Sardegna. Per esempio, 
Sulla stampa nazionale:
Mentre il rumoroso silenzio della Fondazione continuava (e continua), Arturo Parisi è tornato sull'argomento con una intervista lunga, dettagliata e molto efficace, che riassume bene i punti cruciali (tecnici e politici) della vicenda:
Il PSd'Az ha chiesto che il Consiglio regionale costituisca una Commissione d'Inchiesta sulla gestione della Fondazione:
http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/03/13/news/ecco-tutti-i-numeri-serve-una-commissione-d-inchiesta-del-consiglio-regionale-1.6694371
A questo punto anche il Pd nazionale ritiene di non poter più ignorare il problema. Su Italia Oggi interviene Fassina con una presa di posizione molto netta:
Dopo un lungo silenzio, il segretario regionale del Pd finalmente interviene sul tema, e lo fa rispondendo a due domande che nel frattempo io avevo rivolto pubblicamente alla dirigenza della Fondazione. Le domande sono qui:
 le argomentazioni di Silvio Lai potete leggerle qui:
Lai sostiene dunque che la Fondazione fa sì che il Banco offra un condizioni di credito migliori alla Sardegna di quelle che si avrebbero se la politica rinunciasse a stare nella stanza dei bottoni del Banco.
In una breve risposta mostro che l'affermazione di Lai, discutibile in sé, non sembra avere alcun riscontro nei dati della Banca d'Italia che consentono il confronto tra i mercati del credito di tutte le regioni: